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Agrate Brianza, 10, 11 e 12 giugno 2005

Il Festival, che nel programma originario doveva essere itinerante e coinvolgere le più belle piazze del territorio comunale di Agrate (compresa la graziosa Piazza Trivulzio nella frazione di Omate), a causa dell’incertezza del tempo si è trasformato in una “tre giorni” di grande jazz all’interno del cuore verde della città, il Parco Aldo Moro, in cui dagli inizi del mese e per tutto il periodo estivo è allestito un grande palco coperto con 400 posti a sedere.

Il parco cittadino si è trasformato, così, nel suggestivo luogo di incontro di tutti gli appassionati di jazz dell’agratese e di quelli provenienti dalla provincia di Milano e dalle province limitrofe, dimostrandosi una cornice perfetta per lo svolgimento della kermesse, anche in virtù del fatto che ognuna delle tre serate in programma ha attirato un numero di jazzofili che andava ben oltre le sedie disponibili.

L’enorme successo di pubblico, d’altronde, è stato determinato dalla ricchezza, dalla varietà e dalla indiscussa qualità del cartellone, in cui erano presenti grandi nomi del panorama jazzistico nazionale ed internazionale.

Ad inaugurare la manifestazione, venerdì 10 giugno alle ore 21, è stato il Transeurope Trio, progetto artistico europeo che vede coinvolti il chitarrista francese di origini gitane Christian Escoudè (musicista, allievo di Django Reinhardt e maestro di Bireli Lagrene, che vanta collaborazioni con Stan Getz, Charlie Haden, John McLaughin, Elvin Jones, Tom Harrell ecc.) e due dei migliori jazzisti italiani: il trombettista Marco Tamburini (Eddie Henderson, Eumir Deodato, Billy Hart, George Michael, Pavarotti ecc.) ed il contrabbassista Luca Bulgarelli (Kenny Wheeler, Bob Mintzer, Toots Thielemans, Sergio Cammariere ecc.).

Il trio, che proprio ad Agrate ha terminato il tour italiano iniziato a fine maggio a Bologna, ha presentato un repertorio che, come si evince anche dal nome scelto per rappresentare il progetto artistico, ha “attraversato”, per così dire, l’Europa, andando anche oltre la stessa.

Si è passati, infatti, da una splendida interpretazione di Non ti Scordar di Me a versioni molto personali e caratteristiche di standard quali Ponchana e You Must Believe In Spring; da brani originali ispirati alla tradizione gitana, caratterizzati altresì da sonorità mediterranee che miscelano con grande classe jazz e tradizione (Catalogna, Blues Cavallotti) ad altri che, invece, sembravano gettare un ponte tra l’Europa e l’America (Last Minute e Francy).

Dopo questo splendido primo set, caratterizzato da una grande partecipazione del pubblico, la serata è proseguita con l’esibizione del duo latin-jazz composto dal sassofonista romano Giancarlo Maurino e dal chitarrista brasiliano Roberto Taufic, considerato uno dei progetti artistici più interessanti del panorama jazzistico attuale.

I due musicisti, legati da una profonda amicizia, in questa occasione hanno presentato, in ANTEPRIMA NAZIONALE (la presentazione ufficiale alla stampa è prevista per fine mese, al Terni in Jazz Fest#5) Um Abraco, loro primo lavoro discografico (edito dalla Pìcanto Records), che ha destato interesse e apprezzamenti anche da parte di musicisti del calibro di Wayne Shorter, Giunga, Paolo Fresu, Toots Thielemans e Dick Halligan, che hanno scritto splendide note di copertina per lo stesso.

Composizioni originali dei due, brani della tradizione brasiliana (Jobim e Giunga) e classici come The Days of Wine and Roses hanno entusiasmato alla grande tutti gli intervenuti, che sono rimasti incollati alle sedie fin oltre la mezzanotte, nonostante il vento e la temperatura poco in linea con le medie stagionali.

Dopo questa intensa serata di inaugurazione, sabato 11 giugno protagonista assoluto è stato il giovane e talentuoso sassofonista agratese Felice Clemente, che si è esibito insieme al suo Quintetto (composto dal trombettista Alberto Mandarini, dal trombonista Rudy Migliardi, dal pianista Massimo Colombo e dal contrabbassista Valerio Della Fonte), che ha visto la partecipazione straordinaria del grandissimo batterista americano Gregory Hutchinson, elemento stabile della sezione ritmica di Dianne Reeves, che ha collaborato con mostri sacri come Joshua Redman, Aaron Goldberg, Kenny Barron, Michael Breaker, Tom Harrell, Wayne Shorter e tanti altri.

Il leader dell’affiatato quintetto, astro nascente del jazz italiano unanimemente considerato uno dei futuri protagonisti della scena jazzistica internazionale, ha duettato mirabilmente per più di due ore con gli altri componenti del gruppo, strappando applausi a non finire ad ogni brano presentato (tutti facenti parte dei suoi due lavori discografici, Way Out Sud e Inside Me) ed una vera e propria standing avation alla fine del concerto.

Da questa splendida serata, resa scenograficamente perfetta anche grazie al contributo di Roberto Cifarelli, che con grande professionalità ha proiettato, estemporaneamente e in presa diretta, tutti gli scatti fotografici effettuati su uno schermo posto alle spalle dei musicisti, è nata, inoltre, l’idea di una collaborazione del quintetto con il batterista newyorkese per la registrazione di un disco, che uscirà tra breve, come terzo cd a nome di Felice Clemente.

La serata conclusiva, invece, ha visto di scena il quartetto del sassofonista livornese Tino Tracanna (con Massimo Colombo al piano, Marco Micheli al contrabbasso e Francesco Petreni alla batteria), da più di vent’anni uno dei sassofonisti più apprezzati del panorama jazzistico italiano, con alle spalle importanti collaborazioni internazionali (tra cui Dave Liebman, Steve Lacy, Jeff Williams e George Cables), oltre a quelle con Enrico Rava, Danilo Rea, Roberto Gatto, Maria Pia De Vito, Gianluigi Trovesi, Gianni Basso ecc. (egli è, inoltre, membro storico del quintetto di Paolo Fresu).

Tino Tracanna ha chiuso questa prima edizione del festival jazz Crocevia di Suoni proponendo un repertorio costituito principalmente da sue composizioni originali, comunicando e interagendo con il pubblico attraverso un linguaggio che, al di là di specifici riferimenti stilistici, ha il suo punto di forza nello spontaneo incontro delle individualità e delle esperienze musicali dei componenti del suo quartetto (uno dei più longevi del panorama jazzistico italiano).

Oltre ai concerti, tutti ad ingresso gratuito, il festival è stato caratterizzato anche dall’allestimento, nei locali del Municipio, di una originale ed interessante mostra fotografica a tema dal titolo “Crocevia di Immagini Jazz”, curata da fotografi specializzati di grande esperienza, quali Agnese Piantoni, Maurizio Anderlini e Roberto Ciffarelli, anch’essa visitabile gratuitamente.

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